Come se quel numero sul compito o sul registro elettronico definisse chi è.

E poi arrivano i pensieri:

  • “Sono un fallimento.”
  • “Non sono abbastanza bravo.”
  • “Tanto non cambierà mai niente.

V. diceva esattamente queste cose di sé quando ha iniziato il percorso con me. Sua madre era preoccupata: aveva già cambiato scuola, sperando che le cose migliorassero, ma nulla. I voti restavano bassi, la voglia di studiare svanita.

Tutto era iniziato l’anno prima, con una professoressa che gli aveva detto:
“Questa scuola non è per te, è inutile che ti sforzi.”

Parole che lo avevano ferito come lame. Da quel momento, qualsiasi cosa facesse non sembrava mai abbastanza. Si era convinto di non valere niente.

Ma la paura più grande non era il voto.
Era quella di non essere mai preparato abbastanza.

Eppure, lavorando insieme, sono emerse due qualità straordinarie:
Intelligenza.
Curiosità.

Due qualità che lo spingevano a cercare, a capire, a risolvere problemi. Ma a scuola, tutto si trasformava in blackout.

Come ne è uscito?
Piccoli passi, piccoli obiettivi:

  • Andare volontario a un’interrogazione
  • Usare tecniche di respirazione per gestire l’ansia.
  • Cambiare il dialogo interiore, smettendo di sminuirsi.

Piano piano ha capito che non erano gli altri a giudicarlo male. Era lui a essere troppo severo con sé stesso. E quando ha smesso di farlo, ha iniziato a volersi bene.

Cosa voglio dirti con questa storia?

  • Un voto non misura il valore di tuo figlio.
  • Non racconta le ore passate a studiare, i tentativi di superare la paura, i sogni che custodisce nel cuore.
  •  Un brutto voto non significa che non sia intelligente.
  •  Un’interrogazione andata male non significa che non possa migliorare.
  • Un momento di difficoltà non definisce il suo futuro.

Quello che conta è come si rialza.

Se tuo figlio si sente bloccato dai voti e ha bisogno di ritrovare fiducia, possiamo lavorarci insieme.

 Scrivimi.