Immagina di tornare a casa dopo una giornata pesante. Il capo ti ha trattata ingiustamente, hai ricevuto una critica che non ti aspettavi, ti sei fatta in quattro e nessuno l’ha notato.

Stai raccontando tutto a qualcuno e ti senti rispondere:
“Ma dai, non è la fine del mondo, superala.”

Come ti sentiresti? Forse arrabbiata, frustrata, incompresa.

Ecco, per tuo figlio è lo stesso. Quando viene da te sconvolto perché ha preso un brutto voto, perché un prof ce l’ha con lui (o almeno così pensa), perché ha litigato con un amico o perché si sente sommerso di compiti, il suo problema è reale per lui, anche se a te sembra esagerato.

Se gli dici:


  •  “Ma dai, è solo un’interrogazione, la prossima volta andrai meglio.”

  •  “Non puoi piacere a tutti, non è così grave.”

  •  “Ai miei tempi non facevamo tutti questi drammi.”

Rischi solo di chiudere la porta alla comunicazione.

Cosa puoi fare invece?

  • 
Ascoltalo senza giudicare, anche se il problema ti sembra piccolo.

  • Riconosci quello che prova: “Capisco che per te sia importante”.
  • Aiutalo a trovare soluzioni, ma solo dopo avergli dimostrato che lo comprendi.

L’empatia non significa essere d’accordo su tutto, ma fargli sentire che il suo mondo emotivo conta. Quando un ragazzo si sente ascoltato, abbassa le difese e sarà più disposto ad ascoltare anche te.